A Ginosa il cosmo diventa umano — dal 6 dicembre al 18 gennaio

Nov 26 2025

"A volte basta una polvere — minuscola, caduta dal cielo — per riordinare le domande del mondo"

Al MuPa, la soglia d’ingresso alla mostra di Domenico Dell’Osso sembra assorbire il rumore della città. Si entra e tutto rallenta. Once upon a time there was the world non è un percorso espositivo; è una sospensione. Un artista che torna nel suo paese prima della grande tappa nazionale del 2026 e decide di farlo attraverso un’opera che parla di origini, responsabilità, futuro.

Domenico Dell'Osso

Ventitré tele monumentali, realizzate con pigmenti e polvere di meteorite, compongono un corpus che affronta il rapporto tra individuo e vastità con una precisione emotiva rara. Dell’Osso non costruisce icone, restituisce presenze. Galileo, Marie Curie, Leonardo, Martin Luther King e gli altri protagonisti della storia riemergono da sfondi cosmici come figure chiamate a prendere posizione. La loro firma, posta al centro della composizione, è un gesto istintivo e vulnerabile; un contatto diretto con chi guarda. In basso, l’“omino” dell’artista attraversa ogni dipinto con la determinazione silenziosa delle domande che non si risolvono.

L’allestimento è immersivo senza spettacolarità. Le ventitré opere sono avvolte dal contributo sonoro creato per l’occasione da Fabrice Quagliotti, leader e frontman dei Rockets ventitré tracce autonome che si incrociano in un paesaggio acustico mobile, privo di sincronizzazioni digitali. Il visitatore diventa parte del sistema, e ogni spostamento modifica l’esperienza. È un ambiente che reagisce alla presenza umana come materia sensibile.

Il cammino porta a una tela ampia, 150×300 cm, che raccoglie tutto e lo rilancia. Un firmamento di firme — celebrità e persone comuni, senza gerarchie — pulsa sopra un pianeta simbolico. Al centro, una frase che taglia lo spazio con la calma di una constatazione e la forza di un enigma, Once upon a time there was the world. Non nostalgia. Non allarme. Una domanda che resta appesa: cosa siamo disposti a custodire del mondo che abitiamo?

Che questa anteprima prenda forma a Ginosa non è una scelta ornamentale. È un tributo alle radici dell’artista e, insieme, alla visione culturale che ha dato origine al MuPa. La spinta iniziale di Nando Ria — fondatore del museo e promotore convinto di un’arte accessibile e partecipata — continua a vibrare come un’eredità attiva, raccolta oggi dalla direzione artistica di Piero Giannuzzi. La mostra si innesta in questa storia, un luogo nato per aprire percorsi, non per custodire reliquie. Le scuole e i giovani sono parte integrante del progetto, non destinatari marginali.

Dell’Osso lo dice con una frase che arriva senza enfasi, «Se anche solo un frammento di questo percorso resterà dentro di voi, sarà per me il segno più prezioso che qualcosa è stato condiviso davvero». Una dichiarazione che ha il tono di un passaggio di testimone.

La mostra sarà visitabile dal 6 dicembre 2025 fino al 18 gennaio 2026L’ingresso è gratuito.

Uscendo, resterà quella sensazione che l’universo non sia soltanto altrove ma una trama sottile che ci attraversa, e che l’arte può rendere visibile per un istante.

Collezione privata Pignalosa
Come raggiungere il MuPa
DOMENICO DELL’OSSO Biografia breve

Artista definito dalla critica come capostipite del pop surrealismo italiano, celebre anche per essere stato selezionato per le finali dei più importanti premi nazionali, tra cui: Premio Arte Laguna, Premio Ceres, Premio Terna, Premio Open – Venezia, Premio Dalla Zorza e Premio Combat Prize. Ha inoltre vinto il Premio Arte Mondadori, il Premio Celeste, il Premio Pio Alferano e il Premio Zuanazzi.

È un artista che ha trovato particolare attenzione anche nel mondo dello spettacolo, del cinema e della musica, grazie a diverse collaborazioni con figure di primo piano in ambito letterario e musicale.

Tra queste spicca la copertina dell’album Museica, realizzata per Caparezza, oggi considerata una delle più originali del panorama discografico italiano e riconosciuta tra le cinque migliori copertine d’artista della musica italiana. L’album ha ottenuto il Premio Tenco come miglior disco dell’anno e il doppio disco di platino.
Un suo dipinto, presentato al management degli Iron Maiden, è stato selezionato tra le tre proposte finaliste per la valutazione tecnica necessaria alla scelta definitiva del disegnatore della copertina ufficiale dell’album Senjutsu. Il suo “omino samurai con la spada”, pur restando una proposta, è stato così apprezzato che anche Eddie, la storica mascotte della band, nella copertina definitiva di Senjutsu indossa proprio le vesti da samurai.
Universal Music ha inoltre scelto un’opera di Dell’Osso per la copertina del CD Mozart for Babies (edizione Decca Music Group Limited – Londra) del pianista Roberto Prosseda.
Nel tempo, Dell’Osso ha collaborato anche con i Rockets, curando la direzione artistica del videoclip Last Train to London, del picture disc Time Machine e della copertina dell’album The Final Frontier.

Oltre all’ABI (Associazione Bancaria Italiana), numerose sono le aziende con cui ha collaborato, tra cui: Universal Music, Decca Music Group Limited Londra, Ceres, Mondadori, Costa Crociere, Benetton, Terna e Frankie Garage.

Ad oggi, tra collettive e personali, ha realizzato oltre quaranta mostre su tutto il territorio nazionale.

Oltre che in gallerie private, le sue opere sono state esposte anche in importanti collettive presso l’Arsenale di Venezia, Art Miami, Pratt Institute – The Rubelle and Norman Schafler Gallery (New York), Museo MAMbo – Bologna, Museo Madre – Napoli, Centro Pecci – Prato, Museo MAXXI – Roma, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – Torino, Palazzo della Permanente – Milano, Spazio Oberdan – Milano, Teatro dal Verme – Milano, Museo Fondazione Luciana Matalon – Milano, Palazzo dei Congressi – Roma, Fondazione Cini – Venezia, Centro Congressi Roma Eventi – Roma, Ex Convento dei Teatini – Lecce, Arte Fiera – Bologna, Arte Padova, Art Verona, Miart e Artissima.

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